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Rispondere

con empatia

  • Il lavoro di Anna potrebbe aiutarla ad acquisire maggiore fiducia in sé stessa. Gli attacchi quotidiani di Leo potrebbero minare la sua autostima, mentre il lavoro potrebbe darle un senso di soddisfazione e di autostima. Per Anna, andare in ufficio potrebbe rappresentare un sollievo temporaneo e potrebbe sentirlo come un luogo più sicuro. Il luogo di lavoro potrebbe essere un posto dove reperire informazioni sulla violenza domestica e accedere a un sostegno specialistico lontano dal controllo di Leo. Se Leo ha limitato le sue interazioni sociali con amici e familiari, potrebbe sentirsi sola e i suoi colleghi potrebbero essere le uniche persone con cui ha contatti; potrebbero offrirle compagnia, comprensione e sostegno in questo momento difficile.

  • Come molte vittime sopravvissute, Anna potrebbe sentirsi spaventata e nervosa all'idea di rivelare le sue esperienze. Anna potrebbe non riconoscere la sua situazione come abuso economico o violenza domestica; potrebbe semplicemente rendersi conto che qualcosa non va. Se questa fosse la prima volta che Anna sta pensando di condividere la sua esperienza, sarebbe un passo significativo per rompere il silenzio e la vergogna, permettendole di cercare sostegno. Le vittime spesso apprezzano l'ascolto e l'aiuto pratico. Anna potrebbe apprezzare l'offerta di conversazione della sua collega, che la incoraggia a parlare quando sarà pronta. Sarebbe utile che la sua collega mostrasse empatia e comprensione mentre ascolta e pone domande delicate. Rispettando le scelte di Anna e seguendo i suoi ritmi, si potrebbe aiutare Anna a sentirsi in controllo. La sua collega può assistere Anna fornendole un sostegno pratico, condividendo informazioni sulle risorse disponibili sul luogo di lavoro e sui servizi specialistici esterni: spetterà ad Anna decidere se avvalersi del sostegno disponibile. Offrirsi di continuare la conversazione rafforzerà il suo sostegno e la sua disponibilità, rassicurando Anna sul fatto che potrà contare su un aiuto quando sarà pronta.

  • La collega di Anna potrebbe avere paura di dire qualcosa di sbagliato, ma una risposta di sostegno non deve essere perfetta. Se dovessero parlare, la collega di Anna può dare alcuni messaggi importanti: Anna è importante, lei crede ad Anna, l'abuso non è colpa di Anna e lei vuole aiutarla. Concentrandosi sui pensieri, i sentimenti e i bisogni di Anna, può creare un ambiente di sostegno. Se la sua collega sospetta che qualcosa non va, ma Anna non ha chiesto aiuto, dovrebbe assicurarsi di trovarsi in un ambiente privato e affrontare la conversazione con delicatezza e senza giudicare. Iniziare con una domanda generica come “Sembri diversa ultimamente, stai bene?” può incoraggiare Anna a confidarsi. Potrebbe anche citare delicatamente i cambiamenti nel comportamento di Anna, ad esempio: “Non ti abbiamo vista a pranzo ultimamente, ci manca passare del tempo con te”. Questo approccio favorisce la fiducia e apre la porta ad Anna per condividere la sua esperienza.

  • Se Anna dicesse alla sua collega di essere in pericolo di vita o o che rischia di subire gravi danni, la collega dovrebbe violare la riservatezza e segnalare siuazione in modo che altre persone (e possibilmente la polizia) fossero coinvolte nel rispondere in modo appropriato. In tali situazioni, la riservatezza può essere violata al fine di preservare la vita.